Finché aspetto

di fernirosso

Jarrett Murphy

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che scolori la mia stanza

delle sue ombre prendo l’impronta.

Hanno i passi del ricino le porpore della notte e misura di cometa

le sue distanze sono profondità in me che ancora non distinguo.

Retta nella cavità dell’orma la notte è un albero

e ramifica nel cupo rosso che ci scorre.

Ha  sapore di nettare

il suo picciuolo quando nelle ghiandole

dell’alba sigilla l’ultimo seme del frutto

e il segno nell’enigma disegna l’orlo del pozzo

l’occhio della morte che galleggia dentro l’acqua nella vita

mentre conta i secchi di stelle e ne fa’ respiri del fuoco

dal sole fino alle mie finestre.

Scivola come una lama sul ghiaccio la notte

ha mani affilate  e precisa taglia la profondità di tutte le steli

erette per scordare  l’infiorescenza originaria

la spiga e il seme sul bianco dell’ignoto come fosse un legno

scavato dal passato finché  il futuro dispone le sue insegne.

Ora

in questa precisa scrittura del presente

si fanno farina gli angeli e tutte le altri voci

sono l’amalgama di un corpo  solitario

Lungo il ciglio del cammino

tutto il  viaggio è un esodo

da un io all’altro brilla le scaglie di un unico pesce

tempo immerso nell’acqua segreta di ogni creatura

una piccola notte  a guardia dell’immenso

allineamento lungo l’ala di una perenne alba

che matura nelle capsule dei sogni

la vernice della vita.

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