Non è il mio nome che scrive

di fernirosso

anne siems

 

 

il tempo
nel ramo lunghissimo del senso
sono d’aria io e la mia storia acqua
ma la voce inquieta delle ombre
scrive in me che tu l’escluso sei
in tutti  la  turbolenza e noi la  lirica
quel tragico delirio delle acque che smuovesti
da una profonda assenza da dove il cielo frana ancora
questa  terra di frantumi e ossa come calici di alleanze
fiorite dentro  corolle vaste come stanze noi
vestiboli di attesa che  affollano la tua pupilla
incernierata nell’unica continua pro(v)visoria illusione
dono di maggio  cresciuto dentro un’oasi di verbo e sostanze di parolapietra
lichene e ago bilancia in bacheche di  irti   appigli di montagne
che si aprono come  lingua di  flauto
inaspettate tra le bocche del silenzio.
E tu che salti  tu  ridi  dici che ruoti e che rimiri
l’assolo bruciato in tanti dormiveglia tra la guerra e la miseria
dentro un pane raffermo l’orbita non ancora sgualcita dall’occhio e fuori
nel sagrato del sangue versato nella genuflessione del peccato
la bocca della smorfia sotto la gonna sporca di mestruo
ancora non tace come quel cane che abbaia  tutto il tempo
di tutto quel troppo    che pesa
sulla bocca e ancora morde un brandello di quel perduto
divino fiato che ancora in noi conversa.

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a Iole- 15 febbraio 2011

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