Edicole parole

di fernirosso

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” edicola=lat. AEDICOLA da AEDES che al singolare indica la casa dell’uomo, al plurale la dimora degli Dei, tempio, cioè la casa per eccellenza. Tabernacolo o baldacchino, sotto il quale era collocata la statua di una divinità, ed anche lo stipeto di legno in forma di tempio, nel quale si riponevano i busti di famiglia e le divinità tutelari . Parole: edite  o inedite. Non ci si pensa spesso ma, costruire le parole, significa costruire le cose, le case soprattutto, dentro cui  poniamo altro, tanto altro, e non solo oggetti, ma getti di noi stessi. Significa soprattutto porle in aria, quelle case,  facendole galleggiare in equilibri non  statici, stabilmente attraccandole, ciascuna di esse, alla nostra radice in terra, o di terra, ma  innalzandole fin dentro il cielo. Non è opera divina questa? Forse il primo, colui che per primo ha toccato la sostanza da cui è rimasto contagiato,è colui che ha anche intuito il senso di questo gesto ed ha in qualche modo riversato questa tattile esperienza, attraversando la sostanza del suo corpo, tutto il corpo esposto,  iniziando a dirsi, o a dire quella sostanza che poi è stata chiusa nell’ effige di  una casa di legno, o d’osso, lo stipeto, che racchiude il senso attraverso  un’altra immagine, la statua: la fissità della parola nel segno che la mostra e, contemporaneamente, tutto ciò che la spalanca ci apre, proprio come la porta di casa si apre portando luce e aria, l’altruità che si approssima.

Edicole, dunque, è l’insieme delle parole-casa in cui ci si colloca per portare con sé anche chi si ferma a leggere, assieme a noi, mostrando la sostanza di quella casa, il legno e il disegno inciso in quelle pagine. ” Pangere in latino significa ficcare, infiggere, fissare, congiungere, ed è da lì che nasce pagina, stanza di una casa, luogo tra le tras-parenze e le innumerevoli distanze abitate e adibite all’essere. A noi non  resta che attraversarle, lasciandoci scrivere e riscrivere, sulla faccia/facciata, ciò che all’inizio sembra solo una cornice o un codice di parola.

f.f.-19 marzo 2011

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Vittorio Polidori

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I edicola

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così il buio sta nell’urna?
–  E il sole ha un’ala, lungo il confine tra  la notte  e il giorno.
– è la luna che falcia i sogni?
– E danzano le stelle, nelle acque della solitudine –

Ho ancora gli occhi chiusi
come tu mi chiedevi
chiusi sulla frattura
che la vista spalanca come una voragine
sul governo di  questo sarcofago  murato d’ossa e memoria.
Resto come allora immobile tra due sassi
in attesa che qualcosa mi accenda
e in bocca la parola      solitaria
brilla    qualcosa che ancora non avevo assaggiato fino in fondo
ancora tu di nuovo m’insegni le parole
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.Vittorio Polidori

II edicola

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quanto tempo   disposto a raggiera e profondo
infisso che si apre verso altra distanza
in noi calata da millenni   coltivati
semi e verme di ogni frutto
senza origine che inizi il tempo  esatto  indizio dello spazio
tutto è      istante
soffio che rapisce e crea l’errante.

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Vittorio Polidori

III edicola

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Chi mi soffiò l’idea di questo cosmo
che arreda le mie stanze       l’infinito
rendermi alla perdita?

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Vittorio Polidori

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IV edicola

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Nel limbo e nel liquido
ventre    nella madre ho già vissuto
la morte  mille volte    e mille altre la vita    si è rappresa in una scelta
d’essere di carne
un fatto
cedendo ad ogni giorno un altro
lindo testo   un  tessuto d’animata memoria
un filo che cuce e  sfila
di ogni cosa il corpo
e l’enigma riveste
di mistero oltre la spoglia.

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Vittorio Polidori

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V edicola

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per quanto possa
essere difficile
tutti riescono
a risolvere  il compito finale
vivere   ha  una sola soluzione
in cui ognuno è termine  dell’eguaglianza

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.Vittorio Polidori

VI edicolaframmento

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viene
per nude  strade
senza parole il sangue
rosso  rubino del tintore

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Vittorio Polidori

VII edicola

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da un fondaco antico
è scappato il mare    un’ altissima cresta
di confluenze vegetali  e liquidi   torrenti di nero  avorio
pigmento del magma   che ha semi nella stiva
e un  fiore   che urla  dentro la terra arroventata.
In fondo
l’origine rivolta la sua zolla
la nostra sorte è tesa in un’unica sequenza
algebra dell’utero l’imbuto del cosmo
l’avventura della morte chiusa
anch’essa a dimora  in questa sala dell’attesa

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Vittorio Polidori

vittorio-polidori

VIII edicola

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l’incolume
l’anima murena  nei bassi
fondali tra  licci del mare all’ aria risale e con un morso
addenta la vita ma

non ricordo
non ricordo più

la caduta fu un niente
solo il risveglio mi toccò
la guancia e
la bocca si aprì con un sapore di terra    e unguento
le erbe mi tessevano     il vuoto del volto
di un corpo nuovo   fui presto ricoperto
e il cielo
in una nuova residenza si fece
basso in questo involucro
di sgomento   scaraventato fin dentro   la zolla più profonda nell’osso
premuto contro un cuore      al centro della stanza
vivo    nella pece e nel silenzio.
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Vittorio Polidori

IX  edicola

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cadiamo    a testa in giù  mentre    sottile
un filo ci misura il corpo
un fiato dentro i polmoni cuce i vuoti
dall’acqua intaglia una ad una le vertebre del petto
cadiamo   senza rumore dentro   il tempo
che nasce nel nostro essere qui
fino a perdere l’abito
sfilato di dosso
dall’ultimo folle
tentativo di vivere
l’ultimo  respiro
che ci recide alla radice
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Vittorio Polidori

Vittorio Polidori bici-e-colonna.jpg

X edicola

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Slacciarsi dal convoglio
lanciarsi come si fa con un pugno di riso
in aria
o come i fiori che cadono
come i fuochi in attesa di spegnersi
scoppiare tra le braci l’unica scintilla
e dimenticare d’essere nati
così tante volte tante quante sono le volte dentro cui nasce un giorno
un atomo
nel silenzio della scena
questo cielo così leggero

che riesco a respirarlo
lui    che sostiene me    e il mondo
l’universo  e      dio       vi si nasconde.
Voglio un’ultima volta sollevarmi
dentro la nuvola di un sogno e
lasciarci il mio segno dentro
per poter trovare dopo
appena passo
oltre la linea senza disegno
quel punto preciso
dove appoggiare  la mia storia
come una eco nuova     ancora da sondare.
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Vittorio Polidori

EDICOLE PAROLE – Dedicata a mia madre, nume tutelare, che mi ha insegnato a dire le parole. Nel giorno del suo compleanno<> – f. f. 19 marzo 2011- inedito

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