dark room

di fernirosso

Kamil Vojnar

con  occhi aperti e l’anima nel  fondo
della notte scrivere e  tradurre senza vedere senza toccare mai
l’assente e l’ombra   l’ospitata presenza  che  dimentica l’universo che in(d)ossa
e ci  moltiplica e  ci inghiotte.
Passaggio. Creare un paesaggio
varcare nella fenditura di luce una terra   nella terra spaccata del margine
aprire la giunzione sradicare il tempo
imparare l’incostante
permanenza     di questa immatura  assemblea   di terrestri
e re di  morte
dove si spilla conoscenza al cospetto di idee
piovuteci in corpo da una cosmica sassaiola di atomi    direttamente
caduti  dentro la mente e spentesi in un flusso di cellule  celle.
E dire   poi
che è tutto sangue
ciò che  chiamiamo confessioni
fede in razioni di  pelle,  sguardi in ragioni di specie,
verbi di ottuse presenze in magisteri di smemorate  avarie di noi stessi.
Cercavo un inquilino del cielo e ho trovato solo vuoto
incoffessabile buio   errore e resistente ignoranza
ceselli di arrogante presunzione in dettati di leggi e codici miniati
senza alcuna  verità case dell’ospizio
per le  nostre trafugate paure innalzate attraverso mattoni di piccole fornaci
e pietre d’angolo: l’artigianale fattura di alfabeti sconnessi
Senza respiro mi sono aggirata  nel solco
singolare in un bilico senza equilibrio
quell’ unico libro scritto dal molteplice androgino celeste
quello che di fuga impasta la sua vita e di abbandono il dolore omicida
con cui poi noi narcisi dei campi ci moltiplichiamo e
in ferite profonde redigiamo a nostra volta l’esilio del padre
maturato dentro l’ombra di un insetto
che minuscolo avvelena col suo ago infetto
la nostra perenne sconfitta.
Dal mio e da altri nomi invocando una sorte benevola
ho varcato  la spoglia  l’ abitazione indossato
questo immenso corpo di metafore e illusione
fino all’osso chiuso   in me    ho misurato
l’abbandono      unico valore senza voce  stretta,   unico su tutti e surreale,
fondazione di  sabbia della vita.
Dissoluzione e  spreco come unica chiave del  forzato
questo universo sconosciuto in un corpo  precipitato.

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