SOLO P(R)OSE: rose, pose o..silenzi, nelle stanze di casa mia.

di fernirosso

Anne Siems

“al mare giungono tutti: i fiumi, i rivi , i vivi e… la pioggia, senza scordare nemmeno una goccia .”

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uno stato di grazia, avere persone che ti portano con sé e tu puoi portarle in te.

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l’uso delle parole consuete rende difficile la possibilità di cogliere tutte le mandorle tenere di questo cesto (testo).L’essere ambi-lingue (ambigue) permette non una sola lettura ma anche altre in cui i sensi si dis-orientano e offrono la possibilità di tra-valicare la materia del quotidiano cui siamo abituati, ma che chiude e cancella gli spazi più ampi dell’interiorità:il grande territorio tra noi e oltre noi. Dunque leggere, leggere le parole, serve, mentre esse servono altri con-vivi.

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ci sono luoghi che esistono o forse resistono in virtù di un porsi. La casa è una elaborazione del corpo e dell’essere, dell’abitare la vita e nella vita le sue emozioni,le vicissitudini e le memorie,ogni volta che noi,con passo lento e preciso le raggiungiamo percorrendo strade dentro e fuori di noi,non fa troppa differenza,almeno per me. Questo tuo mondo è lì, e tu, che ce lo indichi sai raggiungerlo con qualunque tempo,da qualunque postazione tu ti trovi, è sempre dentro di te.

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Oggi, mentre mi parlavi, mi hai portato alla memoria un quadro di Van Gogh, le scarpe, e altri di Magritte, sullo stesso tema. Mi hai fatto pensare a chi e cosa sia davvero il fantasma, e quale sia altresì il desiderio di possedere, attraverso il sapere a chi appartenga, il controllo sull’ombra che sfugge, mentre innesca, meglio di una bomba a orologeria in noi, i moti tellurici di ricordi che non sono desti-nati a spegnersi, proprio come un terremoto, ad un passo da…i nostri piedi as-senti.

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La porta sbattuta
il colpo secco
la sera
un manichino di pietra
accoglie
solitudine
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per me solo questo è la sostanza, il resto è una scena da film, ridondante di oggetti che alla fine appesantiscono l’inquadratura. Anche il cinema è fotogramma ed è lì che si fissano le cose , il resto si perde nell’ombra o nella troppa esposizione.

Leszek  Sokol

nel silenzio di casa mia, quando la sera mi allontano dentro le vie di un libro e cerco la tana ai miei pensieri rigurgitanti ogni tensione vana, ogni dispotica illusione, accade spesso che qualcuno in voce venga a trovare me, come se, da quella parte del libro, dietro il bianco ci fosse una porta, una strada, un bancone di frutta o solo un giornalaio o…qualcuno insomma, anche solo di spalle, che però mi parla senza porsi il problema di sapere chi sono, dove sto andando. Già lo sa, quello, quella voce. L’unica che si stupisce, a volte, sempre meno di frequente, sono io, che ancora sono reticente.

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Lo spazio è il tempo della relazione con sé e l’altro come un sé, e non ci accorgiamo del rispecchiamento e non sappiamo chi sia il sé e l’altro. Tutto si ri-pete, si richiede attraversando un silenzio che è porta come spazio e che porta il tempo, cioè la relazione in un circuito così breve, dentro noi, anche tutto l’esterno, che non ci accorgiamo che stiamo sempre solo nascendo e non moriamo mai, lì, fissi, esatta-mente: es-acta-mente (l’essere:l’azione della mente)

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normal-mente folle
le folle, sempre e
crede la gente d’essere sa-via.

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radici scoperte come quella di denti che dolgono
e bocche sdentate
pelle ruvida e rughe profonde
e zanzare zanzare
affamate quanto quelli che pungono.
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Le terre del delta bonificate con tanta fatica e oggi praticamente abbandonate mi fanno sempre pensare ai diluvi di luce.

Se io penso che la luce che ci fa vedere è vecchia di millenni allora mi domando: – cosa trasporta?- Cioè mi domando se ciò che vedo è anch’esso vecchio di millenni fa e dunque sto praticamente sognando,guardando un film iniziato nella pleura del polmone dell’universo o nella cintura pelvica e sono solo un uovo che il tempo sta ancora covando. Sono nel guscio, conchiglia del paguro e cammino vedendo indietro, dunque non andando verso il futuro ma verso l’origine e, anno dopo anno ci avvicineremo alla soglia della luce?

voglia di tempo e spazio,
di navigare per acque perse

scendere al cuore

nella terra essere una roccia artigliata

e sostenere il fondaco del cielo che si perde in lacune d’acqua.
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…strade..
davanti è la luna
davanti è la luna
il sole dietro
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due fonti di luce e una luminosità a contrasto,troppa luce è dura da sorreggere e ci fa inciampare poiché acceca e sfibra la vista che sempre vogliamo spingere oltre la misura, sia che si tratti di penetrare le profondità del cielo che quelle della terra. Scendere, in acque perse, quelle della conoscenza, dell’origine sfuggita e ancora sfuggente, chiusa negli archivi del cosmo e sotto o dentro i nostri sensi, i nostri “tutti-occhi” di ricercatori. Ancora il vello appartiene agli argonauti, ma solo nella leggenda sono tornati, nella realtà storica ancora li si attende.

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la colpa è di caino ed è di adamo.La donna non sente colpa se non per effetto di un lui….come mai?
ed è di solito un lui che incolpa una lei di ciò che procura a lui un peso che è solo suo,un oscuro percorso all’interno di una teo-ria della colpa che,appunto,viene a lui attraverso una lei. Lui si batte il petto ,veste inutil-mente il cilicio dove non serve. Si cingesse la mente e i pensieri, strizzasse i suoi pensieri dentro, si accorgerebbe che tutta questa è inutile tortura, tanto quanto quella dell’inquisizione….tutta formata al maschile. No,non sono in queste liturgie.

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