Venne per prima la sua ombra.

di fernirosso

elena cermaria

Era una luna vecchia  segnata  con il volto rifatto.
Teneva chiuso  in un fragile occhio un immenso silenzio .
Proveniva da miraggi ogni suo nascondiglio e di luce  mi slacciava
lo sguardo dal duro della pietra
dove la vita depone i nostri giorni  lasciandoci vivere lontani e senza fiamma
imbevuti di sogni e false verità sollevandoci dall’incubo e dalla solitudine
illudendoci d’essere rari in questa assurda immensità.

Sempre velata e feroce
la luna si preme e va per il cielo
il corpo suo freddo sul corpo ansimante  del buio.
Quasi voglia  farsi inghiottire.
Come per farsi digerire.

E viene come una corsa del sangue
ancora una volta scalza    fino  alla mia porta
per posarmi sul volto un’altra profezia.
Intinge di nascosto nel mio occhio il suo profilo
e segreto e lento
come il tempo che si stilla in ore
prima di cancellarsi in oblio
preme in me  le sue radici
come cercasse la pioggia
in fondo alle mie  spesse  travi d’osso
dei giorni fiutando il picco del midollo
nella dorsale del  destino che ancora non conosco.

Viene da me la luna signora di tutti gli altri lumi
e si specchia nel vetro opaco della mia anima
Come un lunghissimo istante beve la nebbia del mio sangue
e barcollando ubriaca si allontana
inquieta  tra le quinte della notte
nascondendosi nuovamente il volto
oltre il fronte dell’oblio dietro il vetro annebbiato del cosmo.
Ripete  il suo esercizio di stupore al mondo
La sua bocca
combacia finalmente con il tempo.

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