In giro con il cane

di fernirosso

lilya corneli

 

 

eppure oggi c’era un tepore nell’aria
qualcosa  simile ad una promessa

già impegnata ad essere qui
in questo strano luogo  di lune  a penzoloni
e corsi d’acqua senza inverno

in questo dicembre impazzito di sole
in questo primo dell’anno che ha bruciato tutto il legname dell’autunno e

l’estate ridepone sabbie e pinne di uno squalo affamato

il centro del quartiere è assoluta desolazione un perentorio silenzio

e penso a come dovrebbe essere una città
che si risveglia dentro gli occhi di  un sopravvissuto
uno qualsiasi tra noi che la sorte ha scelto per vedere come fosse la vita tra le case
vuote senza più porta senza più mura che cementino distanze  la separazione

cosa ci sia nel fondo dei cassetti se lavanda di misericordia o dissoluzione

anche i giardini  sono muti
di voci gli uccelli hanno richiuso l’aria e ora si spostano

veloci verso sud e altri verso est
come se qualcosa una mano che non si vede e non ci tocca li guidasse in quelle terre

c’è umidità sotto le foglie depositatesi fitte le une sulle altre
eppure tra noi    umani     nessuno è  fonte per l’amico o il viaggiatore

nessuno beve l’acqua dell’aurora e la calma di certe sere d’ottobre
quando la seta del tramonto di un soffio leggerissimo c’invade di mestizia perdendo i pensieri più neri

sulla scala del dolore
da qui alla fine del cammino

poco più di cento passi
una costellazione di celle e non si può cancellare

il rumore che risuona dentro le tempie
di quelle intime voci di un nodo dell’infanzia che in quell’estremo silenzio

per un momento rilegge le sue piogge

tornano le case  i vecchi grandi  edifici i granai delle campagne appena finito l’isolato
la porta verso il mare quando già a maggio si prendeva la corriera

per un filo d’aria che sanasse tutto il male chiuso dentro il nostro inverno e poi il mercato
fitto di gente e di saluti di echi e di richiami

come una piaga che non duole e  assolata si stende sulla spiaggia
la curva del cuore    senza tristezza

è un bene

questo andare adagio dentro un cammino trascorso
senza debiti con la vita   senza pagine vuote

e ritrovo  stazioni di conforto
ascolto oracoli  di una solitudine che ancora porto con me

nella sacca da viaggio sul bordo di una porta
un’ombra aperta che riconosco come casa mia.

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