FRAMMENTO [10]

di fernirosso

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[fr 10]

Concretizzare deriva dall’azione di scrivere la parola sulla creta.
Di fatto scrivere è mettere nella creta, imbrigliare nell’argilla la parola,
in qualche modo dare vita alla materia senza alito che la pronunci. Il segno
sulla creta la rende tangibile. In qualche modo  la fa nascere, le dà vita.

 

Dire è stare sempre altrove. Scrivere è avere una mano piena di nuvole. Dire che siamo qui è non riconoscerlo mai, l’altrove. Dire o scrivere che questo nostro mondo è fatto di cose concrete è ripetere le parole sentite in sogno da un altro, è voler dare un suono ai disegni, alle idee che galleggiano nella nostra minuscola ciotola di sabbia e acqua. Idee. Solo piccole idee. Semplicemente  schegge. Capita di sentirle. Di sentire qualcosa che ti sfiora.
Lo percepisci con chiarezza, anche se si tratta di un fruscio soltanto. Lieve quanto un capello appena, ti scivola sul volto. Un soffio, è il respiro di qualcuno accanto. E lo avevi sentito. Nei suoi passi era il suono del luogo. Anche le pietre o i boschi, la sabbia o i prati, tutti i luoghi hanno un suono. Avevi imparato a riconoscerlo, senza uso di vocaboli e linguaggi.  E’ come sentire un verso, quando lo si legge in silenzio, e lo tocchi materialmente, lo abbracci in te, interiormente lo rincorri, come fosse l’acqua, da bere sulla riva di un sogno, che piega la tua pagina come uno specchio per farti vedere vivere. Qualcosa sottolinea in un risvolto il volo che stai compiendo e in quello un disegno si va formando. Allora tu capisci, capisci profondamente, che è quello il tuo volto, nell’unico volo di quella scheggia di tempo. Quello è l’attimo, in cui tu sei. Tutto. E tutto l’universo è te. Per questo lei, stesa terra in terra, nei seni nudi e gonfi ha porte aperte all’oltre. E un planetario, intero tra le corse delle linfe, si apre tra le sue cosce. La vagina spalancata come un orifizio dentro al tempio del sempre, mentre un suono caldo, una voce dal profondo di una grotta, le saliva la bocca come il richiamo di un corno in una caccia antica, alla vita. Il suo corpo, disteso, è un fiume di pioggia ma ogni onda che dal suo ventre si diparte, intatta alla bocca ritorna, come volesse mostrare i cicli della terra e nel cosmo del suo ventre quel suo essere immensa, ferma.

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