Poi la notte veniva

di fernirosso

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poi la notte veniva
e sembrava che la vita finalmente fosse quella che volevo
sognavo quasi sempre un bosco immerso
in un oceano di blu l’alba un mattino
la luce in ogni stanza e c’era
quasi sempre un suono d’acqua come di pioggia
dentro cui camminavamo scalzi e spesso senza vesti
attori di un teatro senza quinte
cerchi immensi cerchi i voli di miriadi di uccelli
le nostre ombre tra quelle degli alberi e senza oscurità
passavamo dentro il tramonto facendoci roccia e casa e parola
una rugiada mai calpestata e un prato
sul terrazzo appena prima del risveglio.

un gomitolo di nuvole appena filate noi
con sembianze di gatto e di fiore un bricco di latte e
l’aria
oh! l’aria!
così mite da non tornare più da quell’estremità
di questo stesso mondo.

poi la notte scendeva
veniva ancora a sorprenderci con le sue navi
i suoi oblò di stelle nel buio
del nostro sonno nell’oscurità aperta della nostra stanza
non c’era più fretta che ritornasse il giorno

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