Se solo guardassi

di fernirosso

clashmaker – lonely cloud

“…Chi tutto abbraccia, chi tutto sostiene, non abbraccia forse e sostiene te, me e se stesso?
Forse che in alto non s’incurva il cielo? E sotto i nostri piedi non sta salda la terra?
E che le stelle sorgendo non ci brillano incontro d’amorosa luce?
Non guarda forse il mio occhio nel tuo, e non s’affolla ogni cosa al tuo capo e al tuo cuore, operando visibile e invisibile in eterno mistero intorno a te?
Di questo riempi il tuo cuore, per quando grande è; e quando in codesto sentire tu ti trovi veramente beata, chiamalo pure allora come tu vuoi: chiamalo felicità, cuore, amore, Dio; per codesto io non ho nome alcuno. Sentimento è tutto.
Il nome è soltanto suono e fumo, che offusca lo splendore del cielo”-
Johann Wolfgang Goethe; “Faust”, Il Dramma di Margherita, Scena X; 1831

.

se ascoltassi i miei passi sapresti
hanno lo stesso suono dei tuoi
quando toccano  terra  seguono un racconto
raccolgono il suolo che abitiamo insieme
da un punto all’altro del mondo sotto questo  lenzuolo di celeste
che non ha occhio  cuore e non ha orecchi la parola
ma ci fila l’uno con l’altro
c’i mette  in fila in un eterno ricorso
di vento di erbe e di sabbia
di buio  di luce e ricama a più punti
stretti uniti  i fili di tutti i corpi che si sono spenti
un corpo sognato orlato  disegnato con tutti i figli che ancora nasceranno
e il suo corpo  ferito di fuoco e di ferro
e il suo braccio  disteso tra altrove e questo adesso
guarito il  sangue nostro  che riveste di granito
e ci scrive sulle mani tutta la storia che ci abita
e alimenta oro che non ha miniere e ci mette in corpo tutte le galassie
mai viste mai guardate perché se anche mi stai ad un passo
tu non mi stai ad osservare
perché non fermi per un attimo i tuoi occhi in quell’infinito scorrere sul niente
sopra le montagne dentro tutto il mare
attraverso gli stretti o le golene
toccando tutti i segni disegnati in una mano
dividendo il pane e l’acqua che ancora ci resta
godendo dell’unico diamante che è la nostra festa
ballata a piedi scalzi nei cortili delle case
dimenticando
non praticando ancora le guerre tra fratelli
abbandonando i regni di un antica fame e
ogni desiderio di possesso relegandolo in fondo in una spiaggia di re sperduti
che hanno dimenticato di avere uno stesso nome
comune un nome soltanto dentro una sola specie
vivente
perché questo è  uomo
un essere antico sul corpo aperto di questa femmina
di mistero fatta e di segreti tramandati
di mano in mano e di bocca in bocca
dalla notte del tempo dal battito fitto dei tamburi dentro ogni petto
e la voce di quelli che abbiamo detto santi
mentre erano pazzi di un infinito amore
e tutte le canzoni nell’orecchio
del vento e tutte le lettere nella bocca
della tempesta di quel che era allora e quello che ancora resta
finché restiamo
l’uno accanto all’altro
finché non partiamo andando troppo lontano
da questa umanità rimasta tra segni scoloriti e le mani indurite
nei pochi segni da trovare che di nuovo dovremmo stringere
per ricordare che non c’è destino altrove
e tutto sta  già dentro
dentro i nostri occhi  segreti  nel buio di una voce
dentro il labirinto dell’ orecchio  in un golfo profondo
in un cuore  recinto del tuo cammino
il tuo cammino soltanto.

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