la notte esco

di fernirosso

jasoon kim

JaSoon Kim1

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lentamente mi precipito nei  4 0 0 0   metri di silenzio
nel buio del mio corpo     appena    a malapena lo tocco
avanzo    a  fondo
mi avanzo come di giorno     ogni giorno i segni dell’erba
ripiegata sotto il ginocchio
ticchettando il tallone del mio  gioco   nello zoo giardino del tempo
qui in basso e sotto
le stelle    ludiche girandole notturne
ascolto      voci senza suoni
fratelli sorelle   gemelle nostalgie di uno stesso presente
dormire vorrei morire in un sonno preciso
reciso uno spazio oltre le fiamme
oltre l’avventura dei giorni
quadrati e quadranti di un’anima perduta
labirinti di una sconosciuta        cometa
rossa sanguigna domestica arancia
che brilla tra le spade della pioggia
con un rumore di piccoli spari ed echi delle selci
dentro cui cerco la mia voce sparire
lontano come un sospiro nel tuo respiro
che tengo con un filo     legato alla mano
fino al bordo del bosco fino agli occhi di uno sconosciuto
in cui mi riconosco e sono un sogno dentro la polpa matura di una mela
cento mille volte l’inizio della vita in un albero impietoso
che taglia la mia storia il ramo secco della vergogna nutrita a suon di sillabe e di amen
mani per cui morire  ancora nel taglio del polso dove batte chi non conosco
nella mia dura pietra che chiamo cuore intento a ricucire  con ago e con filo
una veste strappata  sulla roccia appesa ai millenni di luci  dentro le notti di questa unica notte
mentro esco da qui   dentro di me e nell’aria
in questa notte  fattasi  più fredda e la canzone del ricordo
lenta come uno straccio passato sulla memoria del giorno
che tra poco viene
ancora    e tra poco
se ne andrà dentro
una nuova me
un’altra meta.

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