Le penne? Un fulmine

di fernirosso

dentro un palmo di acqua e fango
il mio è un fondaco di mitili e vongole
parole chiuse dentro un guscio d’osso
si nutrono di melma e denso
un groppo di veleni lagunari
lacune umane che non rispettano l’ordine né l’osservanza
di regole e  recinti
dentro cui il dolore appesta
le macerie di una falsa gioia
e arrugginita la parola prestata e pesta
milioni di volte masticata
sputata  per terra
in altre miserie sta condensata e ferma
solo il sole la guarda in faccia
depredata dai topi
di un accumulo di altre bestie riceve la scoria
restando nascosta tra le pietre  senza la pietà
di alcuna nuova pronuncia senza provincia
feconda per lei nemmeno la pioggia.

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