fu poco tempo fa

di fernirosso

Özdemir Asaf

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si  piegò la luce    condensò sulla pietra

l’occipitale e  in terra    il suo volto squarciato

fluente nella memoria  si fece solco dentro il centro
mirabile e liquida la parete  della mente strappò dal suo guscio l’inchiostro
uscirono tutti i suoi anni come insetti e vocabolari del tempo

le domande senza risposta scivolarono  inferme  terre  tra le ombre
degli alberi si piagò la luce in quegli interstizi si chiuse il cielo in mandibole
di legno e fauci canine le nuvole sbranarono le teste capovoltesi dei maestri
e cadde continua e sistemica
in terra a fiocchi la neve in un assalto senza misura sugli uomini
suoi tronchi anche le stelle caddero congeste
ghiacciate si ruppero in frammenti e fu per quella notte infausta
che la primavera nell’era di una storia antica divenne memorabile
depose  uova di gelo alla finestra del mondo e
cessata la pioggia apparve la luna
una  grande inutile lama di luna riflessa magnifica
come mai si era vista

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