mandami un segno

di fernirosso

keith dotson

Keith Dotson

 

anche una pagina bianca
avrà una voce netta
sarà la traccia chiara della tua presenza
l’essere tu libera
da ogni cosa e
salva

*

cantavano
gli alberi
senza mostrare le voci che avevano in corpo
senza riprendere fiato cantavano
inviando a tutti il loro messaggio
un fitto vocabolario di suoni
senza traduzione
aprivano del tempo il paesaggio
luogo facevano in un quadrato di cielo
tutto lo spazio

*

La parola sta là
non corre più
non trama
tra me e te
un groviglio di sbagli
sbadigli e la  mancata voglia
di raggiungerci.

 

keith dotson

Keith Dotson1

 

.

ciò che conta ormai è la messa in scena
serve una orchestrata sequenza
cose che danzino sugli spalti degli occhi
in fila poi verranno i treni della carovana
nel sangue le emozioni inglobate a forza.

*

ho rotto tutte le parole
di salvo nemmeno il fiato
e nella carta l’inchiostro
s’è polverizzato
nulla
nemmeno il nome
chi le ha scritte
s’era già perduto
una sera scura come il resto
dimenticato

*

perché non serve altro
non c’è niente da inventare
tutto è
già scritto
e vigila  in attesa
che qualcuno ascolti
che qualcuno veda

.

francois dolmetsch

Francois Dolmetsch

.

di nuovo loro
gli alberi
che mi fermo ad ascoltare
ognuno una voce diversa
una stessa parola tracciata
nell’aria (s)covata da terra
i tigli per esempio
m’invadono la testa
e i pioppi mi raccontano il mare
di neve un fiume di pollini
cantilenano il sole il drappello delle stelle
e i pesci che affogano l’azzurro
dentro il loro ventre e i grandi ippocastani
che alzano contro la gravità le loro pannocchie bianche
piovono anch’essi neve odorosa
poi il carpino  nero ossuto ed onesto che ospita  dei voli i traguardi
nel mio occhio scomposto
perché ne avevo uno in casa tempo fa
lo piantò mio padre come un segno
ora che non ho più quella casa
e nemmeno mio padre  è con me
lui si avvicina e mi manda un segno
un’acqua immobile in cui ancora mi immergo.

*

giù, in basso
la voce schiacciata contro vento
la sabbia sul terrazzo
mentre l’odore converte tutte le memorie in tempo
l’atrocità di una sola specie
che abbatte le distanze virtualmente
e non sa toccare l’altro
che gli è uguale  nella quiete delle stanze.

*

annuso ancora l’aria e
calda violenta
mi riporta l’africa
da cui nasco

.

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