Il luogo è una stanza

di fernirosso

 

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Un uomo e una donna dentro quella stanza. Stanno insieme, nello stesso letto. Una densa e liquida trama di buio tiene chiusa quella stanza. Le pareti non hanno segni, né ombre. Non ci sono parole ferme. In quel volume di silenzio tutto ha solo un respiro, rilasciato senza essere visto. Lento. Appena percettibile, qualcosa di simile ad un fruscio sul pavimento. Tutto pare freddo, incolmabile ogni passo tra chi vede e chi è la scena. Eppure c’è nella posa dei corpi qualcosa di simile alle parole. Il tentativo di afferrare il tempo. Le bocche chiuse e quella della  donna, appena socchiusa e rapita da un’istantanea che solo lei vede,  rincorrono chi guarda dentro la mente. Eppure non esistono coordinate. Né fogli né abiti.  I corpi sono nudi sul letto.  L’aria. Sì, l’aria soltanto sembra racchiudere qualcosa di simile ad una traccia. Tante impronte chimiche, organiche, disperse in quell’indistillato silenzio. Niente riesce a costruire il prima di quello che si vede. Non esiste una sostanza proiettata nelle pagine di quella stanza. I corpi sono lì. Esposti in tutta la loro nudità eppure niente può attraversare quel loro vuoto spazio. Né sacro né profano ma mondo. Si direbbe che tutto è mondato dai sensi e solo il cervello, organicamente, percepisce quel loro stare qui, adesso, in un altro modo, in un oltre dentro questo mondo. Ciò che è evidente è la mancanza di simmetrie perché attraverso quei corpi anche la stanza assume pesi diversi. Tra lui e lei così diversi c’è una comunione originale finalmente visibile. Quel cordone ombelicale che ci fa uguali dentro la soglia viva della morte. Eppure. Tutto di ciò che solitamente ci anima, l’anima, è fuori. Qualsiasi altra scena è messa in scena, la terra,  il cielo, il giorno, la notte. Tutto fuori e tutto lì, dentro quei corpi spogliati dal consueto.
Fermi, nell’immobilità  dei corpi, il sesso non dice se stesso ma un cammino dell’uno verso l’altro. Lo si può chiamare amore anche se fosse strazio. Ogni cosa in quei corpi è remota e incarnata. Perse le loro domande, la loro voce rilasciata in quel silenzio acuto, che profondo li penetra ancora.
L’aria, solo l’aria si è fatta più densa, in quel loro stare insieme, davanti agli occhi di chi guarda, incapaci di raggiungerli.

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da Dentro è una scena- f.f.

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