sparsi nella stanza

di fernirosso

.

gherigli di noce e grani di pepe
non so  come successe
entrai con gli occhi fissi
sulle catene del tempo
tutto aveva un passo
in un lampo il mio volto
diventò profondo
aperto un unico libro senza più un segno
del giorno del dire e del fare
la mia casa  niente altro che un vuoto
senza nome senza  forma
un ruotare di atomi
atolli nello spazio
scie di voci echi
fruscii di veli dentro cui fedi e storie
erano soli
vaghi elementi celesti
nulla aveva un destino e sopra il capo
di quell’universo sperso
uno sperone di silenzio
traguardava un limite
dove io o qualcosa che sentivo simile a me
come un granchio posava le  zampe su quell’orizzonte
ed era quel  guscio molle del suo corpo
la materia con cui il tempo
ancora si camuffava
ed era ogni cosa conosciuta e
ancora molto    molto altro.

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