Quando il giorno è passato

di fernirosso

berit hildre
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Berit Hildre - A

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d’intorno alla fonte si sedettero poi che dalle acque chiare
parve loro di vedere nascere una luce e
bella una forma si specchiava come di cerva giovane e snella
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Quando il giorno è passato
sulla terra affoga il sole
assieme a tutte le altre forme e  cose
senza conquista o perdita
mentre il tempo di giorno in giorno si accasa

quando il giorno è passato
la  corsa non è conclusa
e scopri di non aver bruciato tutti i suoi legni
e altre sono le tappe in cui devi tornare
indietro riprendendo le tue orme
devi tornare dove tutto è cominciato
dove anche il giorno  ha avuto inizio

ma mossa che si fu videro ch’ella era una giovine donna
il manto suo imbevuto di cielo imbevuto di luce e intorno alla gola
una sciarpa di  vento
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quando il giorno passato
è una  notte  fredda trovi accanto alle sue ossa
una fonte d’acqua magnifica
alcuni la superano altri bevendola subito invecchiano
perchè la vita non è fatta di sete
e  la notte è un tesoro d’ore

quando il giorno passa
e l’uccello è volato via
non hai più nessuno che ti faccia compagnia
non hai nessun posto da chiamare casa
quando l’uccello è volato via
tu non hai leggerezza che basti

quando il giorno passa
e la partita è finita
porti la palla in fondo al cortile
anche se sai di aver perso molto
più di ogni tua aspettativa
ora che il giorno è passato la partita  non è finita

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era una fonte limpida e amena e i giovani
andavano a tuffarsi dove l’acqua era più chiara
e il fondo non si traguardava

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quando la festa è conclusa
e davvero è triste per te non aver fatto ciò che volevi
ora che  non c’è più il tempo a disposizione per un altro inizio
per ricominciare ora che la festa è conclusa
senti che la cosa migliore è smettere di fare ogni cosa

quando il giorno è passato
sulla terra affoga il sole
insieme a tutte le conquiste e le perdite
che scopri finalmente essere sabbie dentro la vuota clessidra d’ore
il giorno passa e tu dall’altra parte non l’hai ancora finita
la terra il viaggio la notte la partita

fresca e tersa quell’acqua solitaria
era la sete che ognuno per sé mirava
perché chi chiaro voleva essere d’una cosa
doveva guardarla là donde essa derivava

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