come ci si sente?

di fernirosso

isabel guerra e evgeny kravtsov

isabel guerra

evgeny kravtsov1

.

non lo so

parlare di me
mentre mi allontano  non è facile
non so dove sto andando e se sto davvero
andando fuori
fuori di me
questa me che abito da così tanti anni
incollata come una figurina d’album
ad un guscio  che sta nuotando
ospite di miliardi d’altri
esseri  a sua volta stemma e logo
di un catalogo d’astri

dove sto andando?

ma sto davvero andando fuori?
a volte mi sembra che tutto
sia la stessa stanza
e tutto sia la tappezzeria di quel locale
trambusto in cui ci crediamo indaffarati
a fare questo e quello
ma siamo anche noi il fiore o segno
di quel disegno sul muro della stanza
da soggiorno e persino le emozioni
i sogni le nostre piccole ilari storie
mi sembrano solo disegno di quella tappezzeria
con cui si è costruita la grafica
del nostro stare qui
appesi all’universo senza prestarci troppa attenzione
tanto è solo una questione di attesa
che la tappezzeria si scolli e
finalmente si veda cosa sta sotto
se c’è davvero una foresta
o è l’abito da festa di uno sguardo da domenica
o una qualunque giornata festiva
programmata da millenni e buona sempre
in qualsiasi era si accenda il video e la schermata
ci colpisca dritto dritto al cuore

non è per niente facile
restare sola con me stessa
persino abbracciarmi i piedi costa una fatica
enciclopedica da quando ho scoperto che siamo
una selva di batteri e colonie di funghi
e tutto dipende dalle loro buone o meno buone relazioni
mi sono vista addirittura ridicola
davanti allo specchio per truccarmi
cosa stavo truccando? i miei funghi?
e se mi asciugavo e arricciavo i capelli
lo facevo alle parrucche dei miei batteri?

mi sono sentita una specie di centrifuga
dove il mio burro filosofale si disfaceva
perché la velocità del mio pensiero
non era in sintonia con la stratosferica
rapidità dell’essere
come se un componente di una parte del sistema
fosse andato in tilt e con il resto per forza in avaria
volessi governare la navigazione in un oceano che non conosco

non ho proprio idea
non so proprio come me la caverò
anzi lo so la vita mi caverà d’impiccio
dandomi un imparaticcio da completare
un filo alla volta da sfilare
fino a che sarò tutto un vuoto
luminoso un tessuto ordito
senza più trame
e sotto la punta dell’indice
l’ultimo tasto
sarà completo un testo
che solo io leggerò
in un attimo.

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