cosa resta

di fernirosso

nelle reti dell’anima
al fondo dell’occhio
di questo corpo tutto aperto
nel quasi silenzio del cuore
nella testa di sbiego
quando il cielo del vivo pensiero
non corre più non rincorre i suoi tanti inquieti
fantasmi e i velieri dei pensieri
saranno ancora tersi e scintilleranno
i versi dentro i sensi?
saranno smantellati i ricordi?
di chi o cosa saremo la pedina
chi ci osserverà da una finestra?
chi ci aspetta oltre la porta socchiusa
e chi ci attraverserà per venire  qui?
qui dall’altra parte di noi stessi  invisibili
dove ci siamo fatti strada e polvere soltanto
clessidre che rilasciano  sabbia
un nulla impalpabile che il tempo sempre di più
assottiglia lasciandolo ai margini
più poveri e promiscui  clandestini in questi interstizi
di comete e astri che si accatastano in galassie
bianche d’altre ossa antichissime
accasate all’improvviso in questo
imprevisto universo

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