tra nervature di retine silenti

di fernirosso

anfibia la parola come la cellula e il seme
che l’ha nata curvata
curata portata aperta
spostata e spaccata
tra un silenzio in sommossa
e la sommersa chiatta dove la morte ascolta
in agguato brucia tutto quanto è scoria e
scorta la luminosa spola la accompagna
fino all’altra riva e poi rivà
là dove nessuno più la scova
in nature e venate didascalie
di altre letture
nel giornale della vita

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