scrivo ancora

di fernirosso

per guarire  da me stessa
niente logora quanto la propria in-
differenza ad un dialogo che acuto
semina zizzania in corpo
e vorrebbe farsi solo uditore
di qualcosa che restituisca    un mondo
autentico un rapporto tra un qui e un là
tra un sempre e un
quando
uno sconosciuto lettore di memorie
costruisce
quell’unico luogo antropomorfo
e praticabile che è la vita
memorabile mobilia di ognuno
e
non penso
sia possibile vedere
nessuna realtà
se non attraverso quelle lenti
una seduzione di spettri che frazionano
in tempi e modi
lunghezze e velocità diversi
quanto è  funzione di una finzione
che ci lascia attoniti e incantati
assiepati lungo un ballatoio che è questa nostra
catena di persone con volti differentemente  segnati
da due facce e uno sguardo rivolto
al contrario del risvolto di un libro
mai scritto
per intero    se non in sogno
se non sfuggendo a queste
effimere connotazioni di passanti
in visita una e migliaia di  altre volte
vagheggiando
un futuro che ci è antenato
nel momento stesso in cui altrove nascendo
dirigiamo il nostro sguardo.

 

 

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