tra passi

di fernirosso

odile van der starp

odile van der starp large

parlavano piano
sottovoce in piedi
le donne ferme
sulla pietra di quel grande basalto
un salto
dove solo il mare e il vento
potevano raggiungerle
non avevano altro
l’unica ricchezza
la povertà moltiplicata
nelle gemme delle loro mani
nei cristalli dei pensieri
sciolti i loro sogni
tra i rami dei ciliegi
e i ciottoli del monte
lungo un fiume di riflessi
nei bagliori delle luci
notturne in fondo ad una valle stretta
la luna duplicava i loro passi
e le ombre erano regni
dove cullare i figli
persi per la grande fatica e la fame
per portare cibo e acqua alle loro case
camminando tra dirupi e serpi
nascoste tra gli sterpi
quasi una grazia per chi
come loro non aveva più
un cuore leggero
né una parola capace di togliere l’arsura
di una sete infinita
finita era per loro la vita e solo calamità
la pietra di ogni  giorno
quel masso di basalto da cui compiere
l’ultimo salto.

*

un quartetto per archi
la vita e
un odio piccolo
feroce una freccia
appuntata tra le zolle del cuore
chiuso in un battito solo
senza riscontro   un segno
arboreo un pianto fattosi radice
affonda la bocca spalancata
una porta una casa abbandonata
e senza più parole
come la faccia bianca di un aedo
che s’illude sia poesia
ogni attimo
ogni illusione
in questi echi tra i colli
rarefatti  anfratti
luoghi selvatici d’amore.

*

un uccello si alzò in volo
la sorgente per un attimo
tacque
non zampillò il tempo
cedette ogni zolla
il suo piccolo sole
e ritornò in terra
l’uccello
dopo un breve volo
e becchettò tra gli sterpi
qualcosa di invisibile
auscultando
con la testa reclinata
la peluria verde del campo
ancora bagnato
e per un istante
lunghissimo
si sentì qualcosa liberarsi
dal basso
dalle profondità
sotto le zampe esili e leggere
dell’uccello
che sparì forse volando
mentre lo sguardo
precipitava in altro luogo
più segreto
più lontano
o più in alto

*

annegò lungo il fiume
di notte scese verso il mare
voleva alla fine di ogni male
navigare

lo trovarono due giorni dopo
arenato
in una piccola spiaggia dove il fiume rallentava
e curvando si nascondeva
tra i tronchi flessuosi
di un giovane boschetto di pioppi

lui stava lì riverso come qualcuno che aspetta
qualcosa
qualcuno
non visto
o forse ascoltava
il segreto
canto di quei luoghi
le costellazioni cadute
dentro la sua anima
o l’oracolo dei sogni
che aveva previsto quell’ultimo viaggio
un giorno qualunque alla fine di maggio

 

 

 

 

 

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