non ho più voglia di pensare

di fernirosso

e  sento i miei occhi come qualcosa da strappare.
che cosa devo fare con di questi occhi?
Speciali avvertenze? Quali precauzioni?
– Si chieda che cosa dovrebbe
guadare.
Mi chiedo come devo vivere.
-E’ la stessa cosa.

 

L’uomo con i libri sottobraccio si allontanò, come fosse uscito in quel momento dalla porta di una casa che non vedevo,usciva da me come nell’atto di uscire da casa e il mondo, che con sé portava, non c’era.Non c’era più niente di quella che credevo di essere. Guardai meglio e vidi che invece c’era ancora qualcosa ma una nebbia, densa, avvolgente, quasi vischiosa, la nascondeva.
Mi sembrava che quella velatura si fosse prodotta apposta, fosse là proprio per salvarmi, da me stessa più che dall’uomo che se ne andava.
E per tante volte, per tante notti, lo vedi andare e venire e ogni volta portava con sé un pericolo.
Ricordo che una volta era arrivato come un cieco, con un bastone in mano e aveva bussato alla mia porta, impedendomi di richiuderla dopo che, riconosciuto, lo volevo tenere fuori. Era il solito modo con cui quell’uomo s’imponeva nella vita reale e alcuni dettagli, per quanto strani mi mostravano, nel sogno, ciò che da sveglia non comprendevo. Una crepa sul pavimento, vicino al suo piede, di punto in bianco si apriva e un brandello di un’oscura parola appariva,per un attimo galleggiava, come una foglia morta, nell’aria fattasi una foresta, piena di tronchi mozzati, scheletri di qualcosa che non era mai stato altro che un fusto tagliato, forse morto. In una boccata d’aria riaprivo la mia testa e raggiungevo in bicicletta la riva destra del fiume, risalivo, dentro una luce gialla, intensa del tramonto. E c’era qualcosa che scriveva in me la parola attesa. C’era la sorgente proprio dietro di me, oltre la casa come la mia ombra.
Si fece mattino in fretta. Aprii la finestra e, senza sorpresa, guardai qualcosa che si accumulava in basso accanto alla porta. Un granello di sabbia alla volta , un deserto portato lungo tutta la strada della notte, aveva capovolto la mia clessidra ed ora lo scirocco, soffiando con tutta la sua forza, se lo riprendeva e lo portava via, in altre strade, davanti alla porta di altre case, di altre me.
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– inchiostri, frammenti di storie notturne

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