all’interno

di fernirosso

di me e sul bianco delle cosce
morbida ho scritto e tradotto
la mia ultima parola
umida  una pelle d’acqua
la veste della prima ora mi sfiora
ancora è buia la nostra storia
sottile un’incandescenza
che tra noi dimora

*

calco di un gesto
la tua mano sul muro
e un segno il tuo piede
premuto sul mio ventre
li leggo senza sillabe
un’impronta calda
l’una e l’altra
senza sapere ancora
chi tu sia
soli
nell’attesa tu e io
tra qui e  là in questo
confine che ci nasce

*

ho messo le parole più tenere
di tutto questo viaggio
in una scatola di latta
nero su bianco
ciascuna su un foglietto di carta
ognuna col suo spazio libero intorno
le puoi sentire anche dall’esterno
abitare correre  saltare
ma per poterle leggere
le devi tu
da solo
stanare

*

a volte mi cadono le cose di mano
e in terra mi devo calare
ormai con più fatica
e ogni anno è peggio
è come se
da un luogo nascosto
un’altra me che non conosco
prendesse di volta in volta il  mio posto
e io non mi ritrovo
non so dove finisco e se
ancora esisto
pur in questa recita continua
delle parti che si scambiano
l’abito il senso e un ruolo
mi sento sempre più vuoto
il palmo l’occhio il palato
sguarnito di ogni fronzolo
ma anche le mie mani non scherzano
non afferrano e non trattengono
tutto quanto un tempo pensavo
potesse essere mio
e ora sento come un lieve
formicolio qualcosa di così poco conto
che conviene lasciarlo scorrere
via lontano ovunque fino a perdersi
in una piega del buio

*

così tenera e dolce
la mandorla del tuo bene
amore cuore
parole che fanno ancora
un lieve rumore
se solo le penso
se solo le scrivo
dentro il mio assoluto
silenzio

*

aveva una forma l’abbandono
il corpo era tutto scollato
un distacco il pensiero e
un avvallamento oscuro il cuore
c’era la conta delle perdite
per quel teatro tragico
un atto dopo l’altro
miriadi di morti
tutti i tuoi abbracci scomparsi
la tua voce sotterrata
in una messa in scena scabra
ruvida mentre liberavo
dietro la tenda del mio occhio
un testo di paura  liquido
che si faceva casa
nel ripostiglio di un cielo separato
dal resto per il resto
della vita

*

mancante
mi ripeto
mancante
la tua voce
il tuo corpo
ceduto ad un altro tempo
ad un altro luogo
ma non a me
mancante ripeto e tu non senti
come accosto  veloce la mia voce mutevole
cerca di accerchiare i tuoi gesti senza atomi
mentre invisibile mi tratteggi il volto dei tutoi segni
sei il chiodo di silenzio dentro il muro nero
tra le mie scapole ancora insufficienti al volo

 

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