vite a scadenza

di fernirosso

le nostre giornate
il tempo impiegato
al banco dell’usura
e il pegno di tutto
solo una commedia
dove i folli praticano vie
scritte tra pensieri
illusione di sentieri di cui nessuno
ha mappe e guide precise

persino quando si scrive non è mai
davvero un reso-
conto del viaggio o una critica del modo
non abbiamo che la lingua
per farlo per questo ciò che scriviamo
sono solo libri di memorie
estratto di tutta l’influenza esercitata
dalle emozioni sulla razionalità dei tempi
di giorni e persino dei luoghi che ci hanno vissuti
tessendo e salvando se stessi in noi
in una lingua orfana di cui mangiare senza riuscirci
il frutto proibito

per uno strano gioco di specchi
di riflessi e di lenti
con cui lanciamo i nostri occhi
oltre
noi stessi siamo invisibili
a quanto ci appare soltanto

raminghi tramontiamo
facendoci sfondo
d’altri
anch’essi luoghi
e questi di altri a loro volta
in una infinita serie
di cui non siamo che
manifesti
mai compresi perché mai davvero letti

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