che io non parli di me

di fernirosso

tiffany bozic 

tiffany bozic- Web.humming

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che io non parli
di me
e sia la mia voce la tua muta

come lo è stato nell’inizio della storia
che un altro raccontò in vece tua?
morto un io sepolto nella grotta
lo abbiamo rinato per vece di una voce
e prossima l’attesa disegnata nell’aria
per secoli come un attimo
l’abbiamo vissuto in lontananza

se la tua voce è la nostra verità modellata
perché attendere un linguaggio?
solo il silenzio è casa nostra
se l’unica scelta è rincorrere un fantasma
un fiume che si gonfia della tua pioggia
se ciò che tesso è uno straccio logoro
in cui il filo è una luce che non conosco e non tocco
in questo lustrare il tempo a che vale restare nella notte?

perché non la bellezza nelle vene abbiamo rincorso

ma l’Idea
quell’asta infilzata nello stesso occhio
che astrae se stesso ne fa un bello più es
atto
nella tragica fattura dei luoghi dei giorni dei volti
dei
nostri modelli votivi
plasmati intorno a vuoti di materia
in una mai asettica vigilia
rinascendoci nel lancio
oltre noi che non sappiamo chi siamo
appesi all’amo di un
riflesso dello specchio
fisio-nomie di un illusorio me stesso
in cui vorremmo ammansire le nostre  inquietudini
le nostre plurali solitudini
vissute in un tratto che è appendice di un resto

e re-stiamo
senza dialogo operando
in quel circolo in cui il carico è vuoto
del corpo e grave     peso di silenzio
assenza dal mondo e modello
senza carattere di soggetto
dipinte presenze non riconoscibili
supporto e manichino soltanto
un abito mai sgualcito dal percorso tra tempo e spazio

uccidere ancora
uccidere e rinascere in una anestesia
di carta e d’inchiostro (s)macchiando il bitume dell’ego
tra diritto e rovescio
in altra solitudine fattasi sterile uno stilo di linguaggio
un vocabolo che sfama del carbone e dell’oscuro
da cui nasce una parola modellata nell’argilla
volto di quell’io che si progetta
traendo la sua stoffa nelle trame di quanto getta.

 

 

 

 

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