è sempre alla tua altezza

di fernirosso

la macchina

 

.

il cielo a cui sollevi il braccio
e ampio il tuo gesto può raccogliere
del cosmo  l’intera piantagione dei semi
dall’alba al tramonto le dalie fiorite dalla nuvole
il notturno silenzio degli astri
in una serpentina di convolvolo
il profumo del mattino ancora umido
del lungo abbraccio della notte
e sotto le tue finestre un campo dove l’infinito
si espande anche tra l’angusto divulgarsi
di case in vocaboli sterili di mattoni e vetri e ferri
noi abitiamo il cielo
e voliamo tutto il tempo
dentro i secoli i millenni che in ogni nostra vertebra
diffondono l’intero abecedario della vita
e anche le bacheca di raccolta dove la morte
con perizia segna quanto va e torna
la vita non è una chiusa opera
non è conclusa
ma un conclave di provette e chiavi e
cavalli e cavallette grilli rospi e semi e voragini
e oscuri buchi   neri profondissimi di mistero
angusto è solo questo nostro minuscolo occhio
che ci accecherebbe se solo potessimo
aprendo quel dischetto
vedere davvero com’è tutto
l’universo che ci è corpo

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