caccia

di fernirosso

cristina troufa

A. Cristina Troufa

 

 

dovunque in caccia
del senso e il senso del dolore
in questa ricca frode umana
che costruisce per se stessa una trincea
e forti  i corpi  al centro del mosaico
grigie uniformi
sono impalcature vuote con vuote sentinelle
che gocciolano una imperturbabile notte
un carso di cadaveri
distesi a terra
una piazza d’armi     impari le forze
e alti reticolati i nemici per assalire se stessi
profughi assediati che si fanno assalitori
mentre  bruciano come torce
la vita che tutti abbiamo in comune

dura scabra indelebile storia
l’esodo
continuo un budello
da una umanità pervasa di terrore
e l’attesa
davanti alla trincea dove tuo fratello
il nemico
ti distrugga
tu bocca a terra bloccato in quel  viluppo di oscurità
tu reticolo antico di vie e strade maestre
che portavano allo scambio e le navi dei fenici dei babilonesi e
nulla ogni speranza annullata
ogni successo un insuperabile groviglio di fili
avvolti intorno alle ore che ti restano
ore di attesa per vivere e ti sconvolgono il cervello
mentre oscene  storie si sollevano e ti ridono
in faccia la loro bocca spalancata una melma
senza tempo perché così è l’orrido
una mina innescata dentro di te
che non smette mai di esplodere
e tu cacciato vai in caccia dell’ultimo fiato
dell’ultimo pezzo del tuo corpo che vede la propria casa distrutta
la propria vita schiantata bruciata la famiglia
e la memoria un gas che incenerisce il passato
e il futuro appeso ad una corda
in coda con tutti gli altri all’ultima frontiera
ancora ti domandi pietrificato su quel passo

– è normale uccidere?

 

 

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