il paese era un’isola

di fernirosso

f.f.- sola la parete a nord

c'era solo la parete nord

.

verdi di tutte le gradazioni e profumi
di intensità differenti frammenti di odori
si facevano strada in echi e chi verso quel lugo
arrivava da sud
lungo la strada  fuggendo la città alle calcagna
attraversando la cortina fetida delle industrie
e oltre una barriera di case basse di mattoni
con piccoli fregi interrotti da crepe e fratture
geometrie di argilla rossa
in chi le guardava mostravano presagi e qualcosa di diverso
e l’odore delle grappe nell’aria
si arricchiva quasi di un’enfasi    di gioia
aperti ripuliti dei pensieri scacciati nelle siepi di bosso
si arrivava alla piazza e poi ancora oltre
ai cancelli delle grandi ville storiche
del principe ormai morto  e del ricco possidente già da tempo scomparso
intorno le case più modeste   delle maestranze e gli inservienti che a corte
si riunivano sempre pronti al richiamo del signore una porta dopo l’altra
in fila  con un fiore di dalia e una malia di forsizia alla finestra

ora sbiaditi quei ricordi tremano sulle vecchie imposte
hanno tracce  diradate e sperse nella vegetazione che le ha ingoiate
come se anche per quelle abitazioni
e tutto quanto le rendeva vive fosse arrivato il tempo
del commiato e l’ora lieve spartisse tra quei timbri di colore
ogni voce rimasta ancorata lì tra le travi tarlate  fratturate come ossa
affacciate alle finestre tra tende di sambuco e
le teste alate delle catalpe giganti ormai
con pannocchie che pendono i vistosi fiori bianchi
e gialli sotto le larghe foglie che d’autunno
emettevano  frutti come lunghi gridi in baccelli
e mi ricordavano ma anche adesso è lo stesso
il fagiolo sottile delle favole
seminando intorno ali in numerosi piccoli semi piatti sottili
per  disperdersi disseminarsi ancora
e ancora accomiatandosi dai luoghi della nascita
come me ora che al contrario nella memoria
vago nell’aria sospesa sopra questa terra calda
come una cenere che ancora  brucia
nel discorrere lontano quasi impercettibile degli insetti
nel vociare dei contadini  come un salmo tra echi di cadute di foglie
lontano lontano fino alle mele di ottobre
riportandomi qui sulla soglia di casa
spalancata dal mio silenzio a questo altro vento
in un vegetale inganno con cui calmo
i miei giorni     senza senso

 

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