crescono

di fernirosso

anne smith

anne smith19

 

le parole
dentro di noi
che siamo i loro vivai
e vivono
di tutte le eco dei nostri ascolti
dei ricordi dei vagabondaggi
non dei calcoli
tra noi e gli altri
si dissetano le parole
alla lingua delle persone
dovunque accampate
in geografie che non sono solo terrestri
sono fatte di una sostanza strana
dalla bocca possono costruire o distruggere
le case e le strade oppure possono intrecciare
filigrane di sogni con trattati di memoria
così profonda e lontana da renderle oscure
difficili da portare da viaggiare o da ardere
come intere foreste fossili
in quei depositi cosmici di cui anche noi siamo composti
non hanno un unico senso di circolazione
non sono cartelli stradali non indicano qui e là
ma ovunque oltre e anche da nessuna parte
abitano il nostro corpo e sono la nostra veste preziosa
anche se spesso la stracciamo strappandocele dalla gola
sanguinano tutte le parole
sono mortali quanto noi
sono brillante carbone che ci brucia
sono mazzi di fiori del campo sono ancora più in alto
insetti o nuvole o cosmo
e non basta lanciarle in aria
distanti da noi serve pronunciarle prima in noi
serve toccarle senza possederle sono per natura clandestine
consapevoli che sono noi tutti noi
tutti i tempi tutte le parentesi della nostra storia
che è la loro vita e possono essere sulla bocca
di gente diversa come vocaboli che sono semenzai geografici
e ci riportano sulle orme di popoli lontani
in terre di tempo antico assiri caldei i popoli d’oriente
che hanno manipolato un senso un verso
mitico dentro la misura vocale di un segno intravisto
dentro una foresta nel tigri e nell’eufrate
o nel cielo della mesopotamia
tra i monti del tibet nel gange o nell’egeo
e sono legni e argille sono onde e arenarie
sono ferri e ossa non hanno gli stessi suoni
che ci cantano dentro la grotta
ci incantano o ci incatenano
ci nascono e ci muoiono
non hanno commercio le parole
anche se spesso le si usa a peso
un tanto al chilo o a tonnellata
si dimentica che sono atomiche
non sono souvenir le parole s’incastrano
ci castrano ci disseccano
e la punta del loro diamante compone ferite
così profonde da non poterci ricomporre
ma sono anche laboriose sono parsimoniose
sono soprattutto molteplicemente riflessive
e non hanno un solo volto
sono un volo le parole ascolto
che radica la nostra terra a questo cielo
così alto e aperto che senza di loro ci perderemmo
e cambiano ci cambiano quell’abito per cui
odio si trasforma in odo e dio può essere quell’io che nascostamente
tesse i suoi fili fino all’argento di un’altra dimora
nell’osso a fondo nel midollo fino alla cellula
libera di evadere ogni senso e piantare astri
là dove è più buia dell’universo la dimora

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