chinarsi

di fernirosso

pablo jurado ruiz

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mentre  la voce si solleva
e poi  verticale precipita
nel sangue
alto basso un passo
segreto mutilato dello sguardo
un  parlato di mucose sotto l’arco del palato
trascrive i mors(i) dell’inconscio
in questo andare per il mondo
giornaliero vociferante parlatoio
di quanto per natura vive
di ambiguità e contraddizione
e uno su un milione vorrebbe
dire del suo dire ma non sa e si contraddice

senza parametro  scriteriato
di un capriccio vive   misurato
smisurando le geografie dei ricordi
le memorabili questioni di chi fossile analizza i suoi simili
vivendo dei petroli
dei pensieri nei
pozzi artesiani che rigurgitano falso e altre terribili violenze
pazzie che alcuni
sentono e finiscono
infiammando di sé la caduta
dentro un rumore sordo
sordido   sempre più forte
che inquina ogni cosa e ogni ora smaschera
in una trappola di parole
di silenzio   invariabile   metro
dell’intraducibile nudità   di ogni attimo

 

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