In pochi attimi divento…vento?- Un’istantanea di Anna Maria Farabbi

di fernirosso

cristina finotto

cristina-finotto

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Forse non è una vera e propria recensione questa mia traccia, ma un tessuto di essenziali riflessioni su un’autrice che seguo da molti anni nel suo percorso artistico. Mi raggiunge il suo libro, lo studio, elaboro una mia riflessione che rimbalza con naturalezza su questa carta.

Si discosta dalle opere precedenti questa impronta artistica di Ferraresso, e mi trova favorevolmente sorpresa. L’innesto con la foto di Cristina Finotto segna un’interessante e riuscita coniugazione, dentro cui viene evitata qualunque venatura di evocazione e nostalgia, e resa limpidamente la sintesi profonda tra paesaggio dell’anima e geografia del reale (propria del territorio bagnato dal Brenta dove l’autrice ha trascorso la sua infanzia e adolescenza). Il buonissimo lavoro di Finotto aggiunge qualità e contenuto all’opera.

Il segno di Ferraresso per la prima volta nella sua esposizione pubblica si distende, si ossigena e si idrata in chiaroscuri acquei tra le terre. Accade la grazia della conciliazione con il mondo, dentro cui il dolore si stempera, convivendo con l’infinita ricchezza del mondo vegetale e minerale.

Sceglie anche l’essenzialità della cascata di haiku quasi a interpretare una pioggia di punte liriche di meditazione che viaggiano dalla rarefazione celeste al suolo, atterrando. La necessità verbale di Ferraresso si estingue nell’assoluta brevità, come tocchi di minimi gong.

Anna Maria Farabbi

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cover in pochi attimi di vento def

Fernanda Ferraresso, In pochi attimi di vento– Terra d’Ulivi 2016

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Da In pochi attimi di vento

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rumore
si sentì solo un rumore
niente che valesse la pena
di fermarsi
per questo fui certa
era già morta
in me tra macerie che non sapevo ricomporre
appena dopo il muro
mentre quasi mi crollava addosso ancora
l’ultima parola e
la speranza di toccarti

*

vengo da ieri
da un’impronta di passato
da nidi di paglia dove l’amore   è fatto   presente
vengo da ruderi da case lontane
da chiese  di roccia fatte d’altura
vengo da pale di montagna
dipinte dai pittori sopra gli altari
vengo da borghi di pioppi e carpini neri
da gomitoli di erbe e giacinti
d’acqua vengo da specchi lisciati alla luce del sole
da argini e fossati vengo da genti senza altra pace
che un silenzio profondo attinto dal pozzo
l’oscura rotondità della notte
crepita dentro le fascine del mio respiro
mentre la cicoria nella bocca canta
quel poco di felicità che porta
la mattina    dopo una forte nevicata
o il crepuscolo quando la giornata è stata governata
con piccole misure di fatica
con qualche parola che illumina
la bocca del vecchio sdentata e tace
in quella del neonato
dal latte della madre appena lavorata

*

sognavo
tutte le notti sognavo un paese
posto ad oriente
un continente fatto di luce
una china trasparente
gocciando da un vaso
suonava parole di perla e di terra

così anche io
deposta la mia vecchia abitudine
come un abito da non indossare ancora
lasciati i fili del telaio
mi misi in mare e aperto il cielo
senza più trappole di tempeste nei miei piedi
e nelle braccia si misurò il viaggio
imbrigliò per notti e notti tutti i miei sogni
stesi ne fece teli
per le sue finestre

cristina finotto

images1

 

 

1

interra nebbia
geometrie domestiche
un’ombra vaga

 

3

farfalle ignote
le nuvole invadenti
fantasmi dovunque

5

nero su bianco
sopra gli spari le eco
istantanee

 

7

una finestra
il profumo del caffè
tutto un attimo

 

cristina finotto

cattura

 

 

10

candido rosso
il cane dentro il cuore
abbaia luce

24
un sole d’acqua
lo specchio senza ombre
poi il vento

 

29

e bere bere
la tua nuvola d’aria
neve e luce

 

30

senza alcun suono
i piedi nella notte
le stelle intorno

 

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