le stanze

di fernirosso

simone held

simone-held3

.

 

sempre occupate
e le cose affastellate
dovunque celle e cellule stipate
mani e trame che ordiscono
i miei territori profondi un corpo di acuti profili
di dorsali  il tempo acuminato e impassibile
spago attorcigliato alle caviglie
che camminando svolgo fino all’ultimo
passo
poi
succede che non puoi allungarlo
non puoi legartelo a un dito
non puoi illuminarlo
lo spazio si fa un piatto
d’altra portata e tu disgustato degusti in avaria
il silenzio della prossima vita

resto
dall’altra parte di te
sei solo   pochi frammenti inutili
schegge che non servono
nemmeno ad accendere
fuochi di memoria o affetti accedere a ciò che eri
ai mali degli altri che spezzano la corda o la coda
che ormai perdi filo per filo
senza trovare i pezzi di ricambio

 

 

 

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