tra i meli del giardino

di fernirosso

vladimir pajevic

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luci come profumi verso sera
tessono la mia ad altre solitudini
dormono già da un’ora gli uccelli
le finestre e le porte chiuse  allontanano
le case pronte all’intimità di chi le abita
disegnano tra le stanze sentieri
di presenza  moti di  attesa e assenza
stanno ad origliare dietro le porte
l’oscurità che fuori sembra restare
al confino oltre l’eloquenza della luce
degli occhi delle mani di poche parole e di quel caldo annuire
delle cose che si lasciano toccare
sfiorare strappare dalle  loro postazioni
per essere compagne di quel mutuo silenzio
in quelle stanze senza il frutto che si aspetta
in un’arnia di sole
quel  balbettare a tratti d’amore

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