quante

di fernirosso

paul kozlowski

paul kozlowski-paris

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quante volte la mia casa più ospitale e spigolosa era dentro di me?
quante volte scabra e dura quanto il mio osso
si è fatta soglia e impronta di sale
dove il piede bruciava al semplice contatto di quella pietra
quante volte ho desiderato non sentirne le voci
rinchiuse tra la pelle e l’involucro invisibile
il sacco amniotico della memoria
che nasce e rinasce tutte le sue creature
legno e coccio
cuoio e prato
mantice e martello
quando riuscirò ad evadere?
davvero essere tutto ciò che ancora
imbrigliato è quel lucido sentiero
oscuro

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