in rivolta

di fernirosso

ana kapor

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tra sassi e felci sotto i rami
di una selva inoltrarsi  nelle profondità
di paesaggi oltrepassare le scene trovare
dove la vita parla con la morte
dove il cuore non è una recita e
da fondali mai provati
da parole mai pronunciate
parole ruvide e scomode
restare  in bilico tra sogno e realtà
una sparizione dietro l’altra dove la nostalgia
germina un grano magnifico e dell’imperfezione  rifonda
l’unico mondo in cui vorresti vivere
solcare un mare senza sponde
navigare le terre della luna
rara aerea una frontiera spoglia
liquefatta segreta
una parola senza una eco
pronunciare ogni passo
tutto quanto è incompatibile con questa
storia rumorosa
macchiata da rigagnoli di sangue
albe di ferro e  stagno
foreste e  paludi
alluvioni di viole
alati  tutti i passi     soli
tra impronte di neve
si alzano nell’aria si coprono di azzurro
e niente e nessuno può  più
turbare quest’ordine che in te non ha più
il passato    ha cancellato la soglia e
l’attesa è ora
l’unica chiave maneggiabile
l’unica poesia praticabile
l’unica spiaggia in cui dimenticarsi
dall’altra parte come limite
per ritrovarsi nel disegno e nel silenzio
di altri fondali

 

 

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