dopo il crollo all’inizio della fine

di fernirosso

marti somers 

marti-somers
.

me ne sto
muschio e terra
distesa insieme ad altri
corpi sotto un cielo  stellato
scuro come una scure che taglia
le nostre paure che scoppiano
come i rami secchi delle nostre vite perse
in bracieri di cenere

un luogo senza resistenze

dove anche la luna è sparita dietro un cumulo
si è fatta di nuvole e
se ne è andata anche lei da qualche parte
fuggendo chi di lei aveva scritto l’osceno
di una oscura volgare ignoranza

sto distesa come una coperta sull’erba
fradicia di paura e di memoria
che mi piove addosso rumori
di un mondo molesto e mi insegue come il gatto il topo
che sfuggendo si lancia dall’alto di uno stipite
inconsapevole che è sua la luna scomparsa
che è sua la fiamma che la vita inietta e non importa
ciò che mi appartiene tutto ciò che compro è contrabbando
importa di cosa ciascuno è l’intero di ogni parte

consapevole che l’identità non è una carta con un’immagine
ma la grafia continua di un tempo
che ci oscura e ci viaggia
da infinità prodigiose cambiandoci le impronte

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