viveva dimezzata

di fernirosso

akira kusaka

akira-kusaka-5

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indossando per divisa
divisa la scissione di se stessa
due metà che abitavano un doppio
luogo del comune lottatoio tra bene e
male o anche l’altro e il diverso
a ben vedere niente era tutto
e tutto era diviso in gettoni
di presenza
il tema la chiave o la dissoluzione
era la crisi  risolutiva di ogni storia
quel sovrumano dentro
il silenzio infinito e
un  suono attonito
fesso che sacrifica l’ampiezza dello spazio
per farsi tempo
dissolto anch’esso dopo
nella misura del prima
adesso che a guardare  la distanza
ci trovi solo assenza
e vano  in una lotta innesca
l’esca della parola cupa un’atmosfera
poco dignitosa sfiduciata della sua pomposa
sacrificale aurora apparenza di quanto continua
senza sosta in quell’oscuro cammino
che la vita rende
a tratti amabile altra cupa e spesso odiosa
eppure ogni cosa ha il suo grammo
di fantastico la sua collaborante e inscindibile
libertà di essere
sopra le righe e oltre le cerchiature
ironica
sorte
distorta da un’ottica che la vorrebbe
ispirare redigere o redimere
sotto una lente che resta fiabesca
e l’ingranaggio inopportuno per un controllo
che è sempre contorno e corolla
a quell’unico fiore di una storia che si abbozza
e schizza evadendo ogni nostra minuscola
dimezzata volontà dispersa in serie di inquietudini
matematiche divisioni moltiplicazioni che le eguaglianze
non condividono e si aggrovigliano all’alienabile contemporaneo
dove l’uno è come sempre supremo pur se
mai interamente raggiungibile addomesticabile
un gioco  forse pieno di dubbio
iniziatico un fulcro il cui esito è
illusione
che si perpetua nel doppio
oppio con cui un’occhio guarda dentro l’altro
se stesso
mutilando ciascuno un poco
dell’altro seminando quel desiderio
in un miscuglio di semi
come un contagio di verso diverso.

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