tu che sei me

di fernirosso

da tempo
i miei alberi
i germogli
libera   per un attimo   il  piede
negli ultimi  giorni  concedimi  i cifrari
di questo corpo      sconosciuto
spalanca il tempo   di questi pochi   istanti
nella manciata che mi resta
fammi risalire attraverso me stessa
fino all’assoluta cecità e
imprevista l’alba
sia la mano sollecita
che finalmente    senza più veglia
mi attraversa

 

 

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