quando giocavo a nascondino

di fernirosso

.

e mi credevo salva se sola stavo
nell’ombra
più scura in fondo
nel vicolo nell’area non illuminata
impietrita  le braccia ferme lungo il corpo fermo e
l’orecchio teso
nell’ascolto dello scroscio
i passi le giravolte
di chi fino a quel limite
invisibile la linea il confine sentiva
si fermava lasciando me salva
se pur confinata
tra le braccia della notte
oggi che la caccia è un’altra
e non c’è nascondiglio che ripari
salvo nemmeno un minuto
di più nemmeno un fiato oltre
la linea la sento calpestata dentro
me nel buio
dove l’attesa
sola
è compagna.

 

 

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