in fondo alla piana

di fernirosso

cambria

cambria

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dove le volpi vivono
in un silenzio profondo
sola una donna abitava da tempo

era nata lì e parlava alla selva
con i lupi i ricci le poiane i gufi
con le acque e le radici

s’immergeva di notte
in un orrido di rocce
poco oltre i primi muri a secco

da lungo quelle vecchie proprietà
erano state dimenticate
quelle terre  indisturbate
erano il regno del buio

di rami così fittamente intricati
e nel gelo dell’inverno abitati
da piccole scintille
quando il sole con lentezza
penetrava quei tracciati

lei ricordava
ogni cosa nella sua mente viveva
e ricordava quando iniziò
all’improvviso in quel freddo intenso
un inverno senza conforto

ma non riusciva a dirlo
aveva perso del tutto l’uso della parola
la voce non le serviva in quel mondo dimenticato
e confondeva tutti i nomi perché ogni cosa lei  la toccava

il corpo e la mente erano un vento un respiro
con cui si trasportava lontana
vicina al corpo di quei luoghi di pietra
dove niente si cancellava
e
se la vista non vedeva
era presente
nella stessa sostanza di cui lei stessa
era fatta

 

 

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