il destino dopo

di fernirosso

questo grigio adesso
dove solo    il vento   corre lento
spezzando il cielo di corda
e fumo   un filo steso
tra le case legando   le anime ai corpi
asciugando    le voglie profanando   i sogni
di un continuo dissesto
una frana senza sgombero
di impronte vaga   confusa la vita
con in dosso il corpo della morte
una vendemmia di bicipiti e vertebre
e fiati ancora tiepidi tra carcasse
salgono da sotto i nostri piedi si sollevano
in volute di fiato si smembrano
un poco sopra il silenzio   un peso lieve
e poi di nuovo si tuffano
in un mistero inesplorato
con cavità di un accesso sommerso
e la parola non spiana la soglia non cancella l’ingombro
tutto si piega senza modellazione non si spiega
senza intervento se non
questa chiara quiete illesa
questi millenni   in una stanza
sostanza porosa che tutto trattiene e niente ricorda
oltre lo stesso muro
l’orizzonte
la nostra immatura ignoranza

 

 

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