né più infedele

di fernirosso

fu la linea   sotto la mia penna
quell’orizzonte   variabile sempre
a un palmo dal tutto o dal niente
quel curvo dosso     scabroso
quel pube favoloso
da cui nasce ancora nuovo
un mondo scosceso
con moti di lucertola  perdendo
la coda della carovana
e il becco degli uccelli all’indice
di un oriente  in mobile di fango e
nomi
soltanto i nomi delle cose
tra colori calcinati nelle giunzioni del tempo
attutiti dai mondi di mezzo
virtualità dove fuggiamo ogni attimo
scomponendo il mondo
ridisegnando il rebus e il labirinto attraversando

una colomba guarda
dentro il suo occhio
valuta
l’incerto movimento di un orfano
che si gingilla giocando
a rimpiattino 
con il gatto
senza sapere d’essere solo lui
il topo

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