era una casa calda

di fernirosso

d’inverno la stufa della grande cucina
macinava i legni con fiamme avvolgenti
e tutte le stanze intorno vivevano di quel calore
fatto di profumi di essenze
mia madre andava a recuperare la legna per il fuoco
in un deposito che trattava legnami da lavoro
e spesso capitava tra gli scarti di trovare buone tavole
per carpenteria o falegnameria
con cui mio padre con l’industria di cui era capace
cavava fuori arredi sculture o strutture per la casa
il resto si bruciava dopo averlo ridotto a misura

era un lavoro grande che richiedeva molti giorni
arrivava un grande camion pieno stipato di legname
che scaricava nel cortile davanti casa e bisognava
a poco a poco liberare mettendo a dimora i ciocchi a misura
nella legnaia una vera opera di ingegneria e architettura.

non c’erano dispiaceri a quell’epoca
che non fossero tutti superabili
la famiglia bruciava una sua fiamma
e il fuoco della stufa ne mostrava la stessa potenza
manteneva in vita quel calore
quel fuoco era lo specchio di quanto viveva in noi
prima che altrove e la precarietà del tempo
era qualcosa che ben si congegnava con lo scorrere
dal legno alla cenere utilizzata anch’essa
nell’orto per fertilizzare le colture di ogni genere
che mia madre aveva cura di seguire tutto l’anno

non ricordo altro di eguale misura e guadagno
se non quel tempo ancora vivo in me
che brucia persino dal ricordo
un’essenza che oggi come ieri mi sostiene in vita

 

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