saperlo con chiarezza

di fernirosso

di essere niente
che tutto quanto credo è niente
una in-vero-simile
tra(n)sparenza
un peccato così originale
che lascia le sue impronte ovunque
e mai si cancella
dopo essere venuta
da non so dove
in questo mondo
che mi disegna e io
dipingo con la lingua e
nel sangue affogo
in un’autobiografia
di cui partecipo come in un sogno

segno e ridisegno
rido piango
mi perimetro
in una linea di falso galleggiamento
sto
sempre dentro
immerso
in misteri di cui ho fatto mestieri
e mi pago senza appagarmi
di necessità che stritolano
un’anima che non conosco
un giardino di mestizia
io e lei
una tizia qualsiasi
da cui blatero
le mie tante metafore
periferie in cui mi vivo
senza altro impegno
che un balzo o un sobbalzo
senza fermarmi mai
nemmeno davanti alla morte

tutto è traffico

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