con chi potrei

di fernirosso

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restare sola?
ciò che verso   tutto è isola
e mai una radice di inchiostro
nutre quanto un volto
un gesto
un sorriso o un pianto

dove sta il cardine di un discorso
è sempre un azzardo indicarlo
c’è sempre un bivio un ambiguo
percorso in ogni vocabolo usato
e noi corriamo verso un crocicchio
dove nessun passo è segna(la)to

tutto vola
alto basso è sempre relativo
e ciò che sta fuori è nato e cresciuto
all’interno nelle ellissi mille volte percorse
e mai con precisione tracciate
da un medesimo inizio
gli occhi come involucri di indizi
di cose invisibili le rendono visibili
per un effetto
del sentire un affetto per questo o quel mutamento
un niente che ci pervade e permea il nostro essere
facendoci scordare o ri(ac)cordare una vibrazione
nel sangue un moto di paura o di felicità
qualcosa che ci nutre o ci consola che ci illumina e ci illude
alla fine ci illude di aver afferrato quell’agile nonnulla

che ci ha tramutato in un rosso ramo di corallo
in un guizzo del pesce rosso
in un salto di cascata
o semplicemente in un chicco di riso

bianco candido un velluto o un velo
dietro cui sentirci dopo millenni e dopo milioni di esseri
un io
ancora vivo

 

 

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