lascio per strada

di fernirosso

hannah battershell

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una piccola casa
di pietra e di legno i giorni
dalla lunga barba grigia
il tempo viziato
gli attimi indiziati
lascio le poche cose buone
e quelle amare
me stessa lascio
come un vuoto
dentro una minuscola seggiola d’olmo
e lascio la paura che ho raccolta
il giorno in cui sono nata
la voce di mia madre
e il silenzio di mio padre
assorto davanti a un miracolo
entrambe vive dopo che ci avevano date per scomparse
e le acque del fiume
e l’acqua del pozzo
in cui nanni è caduto
e nessuno ha più voluto bere
il bicchiere dove cosimo ha chiuso una mosca
e beatrice l’ha liberata
l’insalata di  mia nonna
dove nascevano i bambini
un giorno a caso ogni settimana
lascio anche un pugnetto di vetri rotti
con le schegge insanguinate
dove sono caduta molti molti anni fa
quando ho sentito barba giacomo dire
che la terra è la nostra misura
e niente sta più in alto dell’erba
lascio il fischio dei treni e il fischietto dell’ocarina d’argilla
che i miei usavano per scrivere dentro la nostra notte
mentre partivano per andare lontano lontano
e le lingue  rosse dei cardellini che saltavano alle nostre finestre
quelle del fuoco che bruciava nella stufa
un inverno con la corazza di nero impenetrabile
e un gelo come un chiodo piantato in mezzo al costato
la macchinetta rossa che mi hanno regalato
e il libro delle stelle che non ho mai più dimenticato
il verso del mio cane moribondo
i baffi neri come quelli di fumo sul muro bianco della cucina
mia cugina che balbetta e disegna sagome di impiccati
la mia prima lezione di calcolo e lo strogolo di durante
un campo d’avena  acceso di papaveri
e il vuoto    immenso un vuoto dove sta  intero questo cubito
di inquietudini un globo bianco terracqueo  dove l’inutile  ci smarrisce
tra le faglie della morte mettendo taglie
alle nostre vite facendo di noi soltanto il suo canto funebre

da Poesie per bambini in corso d’opera- f.f.

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