dialoghi con me stessa

di fernirosso

 

 

pregare è come pronunciare l’insperabile
lanciare le parole oltre il giardino
in cui non si sa giocare
davanti all’orrore di queste ore
davanti a questi traffici d’amore
dove si confonde l’abito con il tessitore
e da spendere è rimasto solo un involucro
la bocca chiusa un pensiero di pietra
sotto sotto
ai piedi    un territorio di maceria
un sentimento pericoloso dove la rabbia s’incurva
cova la sua bestia rischiosa     la parola
dove non c’è riscatto e ogni violenza
è accecata dalla rincorsa al rimborso
sospetto vizio una continua anomalia
di cui la logica  è l’odio e brutale una follia
che spegne l’anima accendendo una rassegnazione
senza lingua e storia
anestetizza il cuore
tutto dispone
in una letargia senza innocenza e memoria
sovrane restano
in un asfittico spazio
indifferenza e paura

 

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