la casa era piccola

di fernirosso

paride mossini

mezzavia

.

i vetri tremavano
quando passavano i treni
e ogni volta quando tornavo là lo zio ennio
raccontava    della guerra e dei carri
armati    che passavano in strada
raccontava delle bombe e dei partigiani
dei tedeschi che erano venuti a prendersi
le bestie le granaglie
tutto tutto quello che avevano in casa
portato dalla campagna
fino a quando non ci fu più niente
e così se ne andarono
distante
a codiverno a vigonovo
e nella mia testa quei nomi suonavano
come territori sconosciuti
erano nodi di ghiaccio e di neve
perché lui raccontava del freddo
e delle scarpe che avevano la suola di legno
e che battevano le brocche insieme ai denti
un concerto se poi la pancia suonava il suo fagotto

la campagna veneta sapeva essere crudele
quanto gli uomini che tra loro sollevano ancora
quartieri e trincee di guerre di famiglia
oppure sa donare una quiete travolgente
gli alberi le acque i fossati i campi
le modeste case contadine bianche di calce
o rosse di mattoni cotti dal sole di agosto
le bestie gli uccelli le nuvole
che sembrano aggrapparsi ai pioppi
ai platani gli ontani i carpini i noci i castagni
e in tutte le masserie ci trovi le stesse storie
filate con una lana grossolana
ma calda di nascite  e di affetti

oggi le case sono certamente belle
ma fatte in serie
lo stesso modello ripetuto tutte le volte
i vetri non tremano
in tutte le strade i recinti il giardinetto e qualche campo
tutti vendono la campagna muore
la gente s’impicca perché nessuno l’aiuta
la fabbrica la laurea ma poco lavoro e tutto nero
tutto sottocosto e troppe tasse che ti mangiano la vita
e dentro la testa la stessa identica guerra
e una miseria che devasta

da L’inventario

Advertisements