questo oceano

di fernirosso

 

 

senza fine di tragedia
vita nostra che  si spaccia per sogno
e in grani ci dissipa e
teatro di una perdita continua
dove l’assenza  è compagna
pagana una poetica antica
storia che la morte recita
spaccando in ciocchi la vita

carne fatta di  un fiotto di rosso
fuoco che brucia
attimi di visionarietà  convulsa una sommossa del sangue
e a ferro e fuoco mette tutto sottosopra la sua spora
miete  i  regist(r)i  che nessuno conosce
abbatte i legni dei nostri inutili regni
corpi di uomini e donne segnati dalle violenze
e nella negligenza  tutto sovverte

senza ritorno la vita grida il suo rito
la sua incolume ora
tra meccanismi che a null’altro servono
se non ad inscenare questo testo profano
la sintesi paradossale che chi vive muore
pervertendo la regola e la conta dei capi
capri di una continua espiazione
dove sola la parola
intransigente disegna
un transito alla sorgente
tra l’ignoto di un mito  e il suo contemporaneo niente
 

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